Datemi un feedback e vi cambierò il mondo

di Pierpaolo Cimirro

Ho sempre creduto che il confronto e il dialogo siano alla base della crescita di una persona, di un’organizzazione, del sistema paese. In passato mi ha molto colpito la differenza di cultura tra l’approccio italiano, spesso orientato al finger pointing, e diverse culture di ispirazione anglosassone in cui il feedback ed in particolare il concetto di errore sono visti in chiave positiva. 

Tempo fa ero a fare una chiacchierata con un amico che lavora in Inghilterra chiedendogli appunto come veniva vissuto il concetto di esperimento, di tentativo, l’orientamento a osare e a provarci. Lui mi disse che in Inghilterra è abbastanza normale che una persona provi ad intraprendere un certo percorso e ad un certo punto si trovino ostacoli tali per cui non si ottengono i risultati attesi. Questo non è visto in maniera negativa o peggio in modo punitivo, non c’è il concetto di finger pointing. Tutt’altro, il fatto che ci sia iniziativa, pro attività, che una persona tenti di intraprendere un percorso, che si metta in gioco, provi a fare un esperimento, provi comunque a contribuire al miglioramento viene vissuto in chiave positiva. Dalla mia esperienza posso dire purtroppo che in Italia non è la stessa cosa perché laddove c’è un errore commesso, uno sbaglio nel percorso, la persona non viene riconosciuta come chi ha provato a cambiare, ma addirittura come la persona che ha sbagliato, come la persona che ha commesso l’errore, come la persona che ha sprecato risorse di vario tipo, come la persona che non è in grado di mantenere una promessa, un impegno un’aspettativa.

Questo tipo di percezione deriva sicuramente da un contesto culturale all’interno del quale siamo cresciuti, forse ascrivibile ad una ad una cultura montessoriana ovvero se fai bene sei premiato se fai male sarai punito … come dire il bastone e la carota. A conti fatti questo tipo di cultura che risultati sortisce? Quali sono le conseguenze all’interno del nostro sistema evolutivo? Da quello che percepisco i risultati sono fortemente negativi perché laddove l’errore, o comunque il risultato non atteso, viene percepito come fallimento ingiustificabile. Nella maggior parte dei casi la persona che intraprende un’iniziativa che non ha successo, viene messa alla gogna. Questo e è fortemente demotivante. Viviamo in un’epoca in cui manca il concetto di decisionalità, di intraprendenza, di “osare”, e spesso di fronte ad una decisione le persone tendono a fare dei “workaround” per non affrontare realmente il problema o tendono a “scaricare” su altri. 

In una società all’interno della quale il tentativo, l’intraprendenza, la proattività vengono talvolta “presi” come la società stessa tende a fossilizzarsi, ad immobilizzarsi. Questa sarà una società in cui i leader stessi fanno fatica ad emergere perché un leader è colui il quale trascina, intraprende, indirizza e soprattutto ispira le persone. 

In contesti come Silicon Valley, o altri luoghi di innovazione famosi del mondo, il concetto di tentativo, di fallimento è vissuto in modo diverso dalle persone e chi ha un’idea si esprime senza limiti, in maniera libera cercando di non dare confini alla propria immaginazione, alla propria vision. Questa “libertà” di pensiero è alimentata dall’approccio imprenditoriale …. Investitori, aziende, il governo che sanno un’altra percentuale di investimenti andrà male ma la restante piccola percentuale potrebbe essere un unicorno …

In piccolo, Scrum sta cercando di portare avanti questa cultura attraverso il meccanismo dei feedback dei, cicli di loop, della retrospettiva in particolare.

Poiché il miglioramento del singolo visto in chiave sistemica è il miglioramento di tutto il sistema, di tutto il contesto, di tutto l’approccio, il miglioramento e la cultura del miglioramento alimenta la cultura dell’Innovazione che alimenta a sua volta il progresso dell’umanità.

Dal tradimento di un aspettativa deve diventare accoglienza

quindi il tradimento di un’aspettativa, l’imprinting del concetto di punizione e ricompensa, fino all’accoglienza quindi

il fallimento deve essere il nostro insegnante non il nostro becchino.

Semplicemente dobbiamo essere un po’ più aperti a capire che, chi non ha ottenuto quanto noi ci aspettavamo, magari sta combattendo un’altra battaglia, magari ha avuto dei problemi. Bisogna capire qual è stato l’impedimento che ha determinato l’ottenimento di risultati diversi e che questo è realmente l’elemento di cambiamento, l’elemento che ci può fare imparare qualcosa d’altro che di fronte ad una situazione. Se ci limitiamo semplicemente a constatarne l’errore noi non vivremo mai l’errore come conoscenza ed evoluzione. Chi riesce a trarre valore dall’errore, da un risultato non atteso, è realmente la persona che può dare boost al miglioramento, all’evoluzione, che può realmente andare a migliorare quei piccoli aspetti che in maniera globale determinano un miglioramento collettivo. Chi riesce a domare l’errore, chi riesce a valorizzare l’errore, riesce realmente a creare una cultura del miglioramento e dell’evoluzione all’interno della quale tutti si sentono liberi di esprimere idee senza confini, senza limiti spingendo l’umanità sempre oltre e quindi 

l’errore non deve essere il nostro Becchino ma deve essere un nostro amico da interrogare consultare e valorizzare sempre di più