di Alessandro Viassone

La scorsa estate ho fatto una ricerca riguardante l’Agile.

Nello specifico si trattava di una ricerca accademica volta a studiare gli effetti dell’adozione del framework Scrum sulla soddisfazione professionale dei team in ambito IT.

E devo ammettere che è stato un percorso con molte discese ma altrettante salite.


Come ben saprete, il termine “Agile” è diventato molto popolare negli ultimi
anni in ambito di progettualità date le grosse difficoltà nel portare a termine un progetto cercando di rispettare il modello “Iron Triangle” e sperando che lo stesso progetto IT non faccia parte di quel 50% che fallisce.


Allora ho deciso di documentarmi e di intraprendere una ricerca accademica approfondendo un argomento così nuovo (sì, nuovo per me in fondo) in modo autonomo.

Non è stato difficile e – richiamando il “Cynefin Framework” – non è stato neanche complicato ma è stato complesso.


Gli ostacoli sono stati molteplici.

Prima di tutto ho dovuto creare da zero una conoscenza in forte contrasto con gli studi tradizionali di Project Management.

Questo ha implicato che cambiassi i paradigmi riguardanti la gestione di progetto scoprendo nuove figure professionali, nuove attività e metodologie d’approccio dei problemi.

L’approfondimento di tematiche nuove è sempre complicato e se ci si immerge troppo si rischia di perdere le buone vecchie conoscenze
senza che le nuove siano state valutate in modo approfondito.


Successivamente ho dovuto raggiungere i professionisti per raccogliere informazioni sulla loro esperienza Agile.


E qui ho trovato il bello della mia ricerca (sì, sono anche ironico ma poco per fortuna).

Infatti, mi è capitato di scrivere a professionisti associando i termini “Project Management” e “Agile” o “Scrum” nello stesso messaggio… l’apocalisse.

Righe e righe di spiegazioni e di come gli ultimi due termini non potessero (e dovessero!) essere associati in alcun modo al gestione progettuale in quanto paradigmi totalmente diversi da quello tradizionale.


E questo è vero, concordo!

Anche se sono convinto che l’Agile dia il meglio di sé in contesti progettuali, nonostante sia derivante dalla “Lean Production” sviluppata dalla casa automobilistica Toyota negli anni ’90.


Allora ho capito che avrei potuto incontrare “tifosi accaniti” dell’Agile disposti a supportare ad ogni costo le – proprie – “idee agili”.

Quindi? Lesson learnt!

Ho approfondito la tematica, ho cambiato l’approccio e ho implementato
una soluzione tale che mi permettesse di raggiungere il mio obiettivo. Beh, devo dire che qualcosa dell’Agile in fondo l’ho capita.


Allora ho continuato a contattare professionisti e non ho più avuto brutte
sorprese. Ho incontrato persone splendide che mi hanno capito, trattato e rispettato come un loro pari nonostante le mie limitate conoscenze e domande stupide che – a mio malgrado – non riuscivo a trattenere. Ma la cosa più affascinante è stata quella di scoprire che hanno saputo trasmettermi conoscenze rilevanti per la mia ricerca sono state le stesse che
erano disposte a mettersi in gioco e a mettersi in dubbio valutando l’utilizzo
dell’Agile dipendentemente dal contesto, dai players e dagli obiettivi prefissati.


Ma soprattutto mi sono reso conto che l’Agile è capire le persone accentando il confronto senza pregiudizi.