con Massimo Sarti

La Community di Roma che con i suoi Meetup ha aggregato più di 1000 persone. Ne parliamo con uno dei fondatori, il Coach Massimo Sarti

Pierpaolo Cimirro: Ciao Massimo

Ciao Pierpaolo

Tutto a posto? Come stai?

Tutto a posto, tutto a posto. Un po’ stanco perché questo mese stiamo organizzando un sacco di eventi su Agile Talks, ben quattro … abbiamo voluto veramente esagerare.

Chi è Massimo Sarti? Come è nata l’idea di Agile Talks a Roma?

Massimo Sarti, prevalentemente un trainer nell’ ambito delle pratiche agile, Scrum e Kanban, un po’ di Lean ogni tanto. Qualche volta consulente o coach per i team.

L’idea del Meetup è venuta molti anni fa, nel 2014. Con un mio amico, Andrea Di Pinto, abbiamo creato un gruppo su MeetUp qui a Roma , Scrum Roma, eravamo freschi di certificazione come Scrum Master. Volevamo diffondere la conoscenza di Scrum a Roma. I primi MeetUp che avevamo organizzato furono un mezzo fallimento.

Partimmo riunendoci in un bar romano all’EUR abbastanza noto, però fare un Meetup dentro un bar, capisci bene, è un po’ un problema. Poi le vicende della vita ci hanno allontanato, Andrea ha cambiato lavoro, è diventato commerciale. Io sono andato all’ estero, dove sono stato diversi anni e quindi il gruppo è rimasto in vita semplicemente perché Andrea continuava a pagare la fee a Meetup.com, ma era congelato.

Quando vivevo a Londra, ho iniziato a frequentare i gruppi Meetup londinesi.

Dal punto di vista culturale tu hai fatto, se vogliamo, un doppio viaggio Roma- Londra andata e ritorno. Fantastica questa storia. Che differenza culturale hai trovato a Londra e a Roma nell’approccio verso il cambiamento? Perché agile non è solamente l’ adozione di pratiche o l’utilizzo di strumenti è proprio un cambiamento culturale, di mindset!

La principale differenza è la multiculturalità, una multietnicità. Partecipano persone da tutto il mondo, c’è un concetto di condivisione della conoscenza molto più ampia e molto più aperta. Quando parli con le persone ti dicono anche i casi di fallimento, non nascondono la polvere sotto il tappeto e quando le cose sono andate male te lo dicono apertamente: «Non ha funzionato … c’è stato un fallimento.» C’è condivisione anche della conoscenza. Culturalmente, quindi non c’ è il fatto di trattenere tutto il sapere perché magari qualcuno può rubare il tuo posto, non c’è questo retro-pensiero che invece in Italia è presente.

Nella nostra cultura siamo soliti nascondere i problemi invece di esaltarli e condividerli con tutti e mantenere la conoscenza perché di fatto è il nostro piccolo centro di potere.

Siamo un popolo di egoisti. Fondamentalmente non interessa molto che funzioni meglio il sistema, interessa che funzioni meglio il nostro orticello e poi lo coltiviamo in maniera tale che porti dei frutti personali.

Agile talks? E poi, sei tornato?

Dopo di che sono tornato … ero ancora a Londra e in un attimo di assoluta follia mi sono iscritto a un PoCamp organizzato dal buon Fabio Armani.

2016, ci siamo conosciuti.

2016, quando ci siamo visti. In realtà era il secondo perché avevo giù frequentato quello del 2014 e avevo saltato il 2015 perché ero a Londra. «Ma facciamo una botta de matti» e andiamo a riseguire il PoCamp e vediamo cosa è successo nel 2016. Mentre tornavo in Italia ho deciso di telefonare ad Andrea Di Pinto. «Senti ho visto che Scrum Roma è ancora attivo, ma come gruppo però è morto.

Ci sono problemi se lo prendo io come organizzatore?» Lui è stato ben contento perché bisogna pagare una fee. Non erano tantissimi soldi però me l’ha «mollato». Quello che volevo portare in Italia è il modello di trasferimento di conocenza attraverso questi MeetUp. A Londra ne esistono troppi, ne esistono talemente tanti che alcune sere ce sono tre o quattro concomitanti solo su tematiche di Agile Devops, Scrum, Kanban, Coaching, Agile Transformation, Agile outside IT, quindi fuori dall’IT classico, Digital Transformation, ecc. ecc.

C’ è un flusso di conoscenza gratuito infinito, praticamente tu puoi crearti una base di conoscenza enorme, considerando che ogni MeetUp dura un’ora-un’ora e mezza, quindici ore di training assolutamente gratuito al mese. Quindi ho portato questo modello e ho detto «fammi provare se funziona Roma».

L’ho continuato a chiamare Scrum Roma per un certo tempo. Poi ho cambiato Agile Talks perché non si parlava solo di Scrum .

Sono stato fortunato perché ho trovato Codemotion qui a Roma, avevo degli amici che lavorano in Codemotion. «Guarda abbiamo un Community Manager che sta cercando di creare delle Community serali, di riunioni serali, quindi sei il benvenuto vieni da noi che ti ospitiamo.» Perché il problema più grosso era l’ospitalità, non potevo farlo al bar. E quindi sono ripartito molto faticosamente perché vivevo a Londra. Organizzavo remotamente ogni mese un talk in corrispondenza dei miei viaggi a Roma, come organizzatore. La partenza è stata estremamente faticosa. Quello che ho provato ad inserire sin dall’ inizio è di dare una scadenza a questi MeetUp: uno al mese per vedere quello che succedeva. Mi ero dato questo MVP, il mio viable product era di sei mesi, in sei mesi vediamo se prende forma, se parte, se c’è risposta. Se gli utenti mi dicono ok, va bene, oppure faccio un pivot e chiudo l’esperienza, chiudo l’abbonamento. Il primo MeetUp è andato decisamente male perché è capitato durante uno sciopero dei mezzi a Roma quindi non è venuto nessuno. Il secondo è andato un po’ meglio sempre ospitati dal Codemotion e quindi mano mano…..

Parallelamente poi, per vicissitudini tue personali o perché la vita comunque ci riserva sempre tante opportunità, sei tornato a Roma.

Si sono ritornato a Roma e sono già qui da qualche tempo.

Quindi parallelamente tu foraggiavi questi MeetUp e vivevi dal punto di vita lavorativo in alcune aziende. Quindi hai visto queste due facce: persone che si raffrontano, si rapportano all’agile, nel MeetUp e nelle aziende. Che differenza hai trovato, tu, di approccio e di apertura, perché immagino che nelle aziende c’è un po’ più di timidezza?

Timidezza, in alcune aziende molte volte si vive in un certo contesto e quindi devi tenere una serie di comportamenti. Facendo il MeetUp invece, aperto al pubblico, c’è molto più confronto, molta più varietà e quindi meno conformismo, più divergenza che convergenza e questo è sano. Si creano delle relazioni, delle connessioni con altre persone, ci si confronta con altre persone perché non è solamente il talk in se stesso. E’ nel networking che ne consegue, è la contaminazione degli altri e delle altre esperienze, creare delle relazioni professionali. Questa cosa ha funzionato quando ho rinominato in Agile Talks dove Talks non è chi tiene il talks, ma è la conversazione che segue, la conversazione è importante, è la convergenza dopo l’ esperienza.

Ormai sono tantissimi eventi che tu hai organizzato qua a Roma.

Forse troppi.

Ci racconti qualche seguito successivo all’incontro, magari nelle aziende di provenienza dei partecipanti?

Non ti so dire quello che succede dopo, perché in realtà osservo che ci sono delle persone ricorrenti che continuano a venire. Per me la misura del successo non è tanto il pienone in una sessione, quanto le persone che, nonostante le difficoltà dello spostamento a Roma, nonostante la difficoltà oggettiva di occupare una parte della propria giornata, seguono e tornano le volte successive. Il feedback che ho: «questo qui mi è piaciuto», «l’ho portato a casa», «questo me lo sono portato in azienda», «questa cosa qui domani la applico». Il fatto che continuino a venire è un segno di positività. Che cosa succeda dopo non lo so.

Quale futuro per Agile Talk?

Futuro … ci richiedono eventi in streaming. Stiamo facendo l’esperienza anche dei webinar che hanno però purtroppo un drop molto forte. Sto aumentando la frequenza. Fino all’anno scorso era uno al mese, diciamo. Da settembre dell’anno scorso abbiamo cambiato, ci spostiamo noi per Roma quindi non siamo più in via Marsala.

Vogliamo raggiungere più persone possibile.
Lo spostamento implica maggior coordinamento, maggior richiesta da parte nostra, maggiore sforzo organizzativo. L’effetto positivo è che partecipano persone che non sarebbero mai venute sempre nello stesso posto, perché magari erano impossibilitati a raggiungerci. Quindi quale futuro … continuiamo con questa esperienza di muoverci per Roma, stiamo cercando di coprire anche delle zona che non abbiamo ancora coperto. Abbiamo aumentato la frequenza, non facciamo più di uno al mese, ora due al mese, non necessariamente ogni 15 giorni.
Questo mese ne facciamo quattro per una convergenza mostruosa… benissimo perché si parla di quatto cose completamente differenti.

Ti faccio un’altra domanda, tu fai parte anche della comunità italiana dell’Agile, lo IAM, sei un evangelist dello IAM, un early adopter, sei una delle persone che danno maggiore boost qua a Roma e in Italia in Generale. Attraverso la tua adesione allo IAM e la partecipazione agli eventi stai costruendo una serie reti, una serie di connessioni, motivo per cui oggi noi siamo qua, sei in contatto con tante comunità italiane.

Come sta cambiando, secondo te, il processo di agilizzazione in Italia in relazione anche a tutte queste relazioni che si stanno creando questa cross-fertilizzazione che non è intracittà ma è intercittà.

L’effetto che sto notando è che persone di altre città mi chiedono di fare dei talk, dei workshop qua a Roma. Mentre prima era una cosa molto molto locale, circoscritta al Grande Raccordo Anulare, adesso invece vengono a parlare da tutta Italia. Il mio next step è di portare persone anche dall’estero. C’è barriera linguistica, la barriera dell’inglese. Ho fatto solo un esperimento due anni fa, un mio conoscente austriaco. Parlava un inglese molto facile.

Quindi la cross-fertilizzazione per me è quello che dici tu, è importante, estendendo a fuori Roma.

Quando ti vedremo a Milano?

A Milano? Forse a Torino … perché c’è Daniel che mi sta tampinando.

La prendiamo come una promessa. Grazie mille, In bocca al lupo per tutto.

Grazie.