di Davide Casari

Ad oggi c’è molta indecisione riguardo a se e quando usare il framework Scrum! C’è chi dice che, se non si rispettano tutte le prescrizioni del framework, non si fa veramente Scrum, altri in- vece credono che prendendo solo alcuni “pezzi del processo” si riesca a rendere più efficiente la struttura organizza di un gruppo di persone che lavorano per la realizzazione di un prodotto.

La definizione di Scrum è questa: “Un framework che consente alle persone di risolvere problemi complessi di tipo adattivo e, al tempo stesso, di creare e rilasciare prodotti in modo efficace e cre- ativo del più alto valore possibile”.

Se state leggendo questo articolo tutti voi sapete le basi di Scrum, questa definizione per me è tanto bella quanto scontata.
Nella pratica la definizione di Scrum lascia spazio all’autovalutazione della propria condizione lavorativa in base a quello che si vive tutti i giorni. Che si utilizzi o non si utilizzi la metodologia Agile, che si utilizzi o non si utilizzi il framework Scrum, la definizione sopra citata è la condizione che ogni persona psicologicamente sana vorrebbe raggiungere nella sua vita lavorativa.

Quello che stona, a mio avviso, in questa definizione è il termine “creativo”.
La creatività secondo me è innata, completamente personale e soprattutto soggettiva e quando è supportata dall’intelligenza questa si diverte met- tendo in connessione le “cose”. Freud diceva che i processi creativi della mente derivano da desideri insoddisfatti che sono la forza motrice della fantasia. Nella teoria cognitiva invece si afferma che la creatività di ognuno di noi deriva dall’elaborazione degli input captati dal nostro cervello, quindi più input abbiamo e più creativi siamo tan- to che ad un certo punto cominciamo a ragionare in maniera totalmente “laterale” rispetto al livello di ragionamento standard di tutti i giorni.

Fin qui tutto bellissimo e adesso che sappiamo qualche definizione ci sentiamo più grandi, belli e pronti ad essere creativi…Non è così?
Penso di no e prima di svelare il perché sia tan-

to difficile essere creativi dobbiamo capire quali sono le condizioni necessarie e sufficienti per cui il nostro cervello sia nelle condizioni ottimali per avere idee creative.

Mi piacerebbe trovare una spiegazione grazie agli studi elencati da Monica Bormetti, che indica come nel nostro cervello ci siano due tipi di onde emanate nella nostra attività quotidiana, le onde Alpha e Beta. Le onde Beta sono quelle che noi rilasciamo quando stiamo compiendo un’attivi- tà specifica (un task), alcune aree celebrali sono molto attive mentre altre sono spente.

Le onde Alpha o momenti Alpha sono quelli in cui siamo rilassati, con la sensazione di avere la testa vuota e senza pensieri specifici (pensiamo ad esempio come lavora il nostro cervello quan- do stiamo facendo una corsa al parco). Nella fase alpha la lampadina all’interno del nostro cervello illumina tutte le nostre aree cognitive, ed è la fase in cui riusciamo a raggiungere l’insight ovvero l’idea creativa. L’idea che sembra arrivare dalle nuvole senza che noi ce lo aspettiamo, il lampo di genio.

Nella pratica per sviluppare il pensiero creativo bisogna essere nella fase Alpha, per metterla in pratica invece nella fase Beta.
Quella descritta non è la causa ma una condizione e di conseguenza una delle ipotesi plausibili sembra essere che la creatività sta venendo meno perché pian piano ci stiamo abituando a riempire tutti i piccoli momenti di attesa con piccoli e continui “task”. Possiamo imputare maggiormente la colpa ai dispositivi digitali insieme ai sistemi di notifica (sia chiaro non è uno spot pro digital detox ne all’abbandono del digitale) e questa modalità di utilizzo del digitale potrebbe colludere completamente con il funzionamento celebrale di cui abbiamo bisogno per sviluppare idee creative. Sembrerebbe che non sia così semplice essere creativi perché l’ambiente che circonda la maggior parte di NOI ci impedisce di esserlo.

Le ipotesi fatte non valgono per tutti ma a ragion del vero consideriamo anche il fatto che “fisica- mente” è molto complicato abbandonare queste abitudini digitali perché tutte vanno a stimolare il rilascio di dopamina. Questo neuro trasmettitore naturale presente nel nostro cervello e coinvolto nel circuito del piacere, interviene ogni qual volta che si sta per fare qualcosa di piacevole. Interviene anche nell’attesa stessa di una notifica, e se il nostro cervello è in un “momento” beta, questo momento sarà interrotto continuamente e riportato in Alpha .

Scrum in tutto questo cosa c’entra? Nella defini- zione ci è solo stato detto che aumenta o permet- te di essere più creativi niente di più.
C’entra perché questa teoria rappresentata nella pratica mi da la stessa sensazione che ho avuto quando per la prima volta ho letto la guida Scrum. Ovvero l’idea che “SI” il metodo descritto potreb- be funzionare per davvero ma che non ci credo fin che non lo vedo ed è solo a quel punto che se ne riconoscono i benefici.

Se ci pensiamo bene Agile, Scrum, Kamban e ogni altra forma di organizzazione del lavoro ha un unico e vero scopo ovvero quello di permet- terci di migliorare la nostra vita per permetterci di fare veramente quello che ci piace al di fuori dell’ambito lavorativo.

Ed ora che tanto crediamo nell’Agile e nel partico- lare l’utilizzo costante di Scrum, sembrerebbe che l’ultimo passo che ci manca per essere veramen- te Agili al 100% sia quello di far volare un po’ più spesso la testa impedendo a tutti gli “elementi di disturbo” che ci circondano di invadere completa- mente la nostra vita.

Traete voi le vostre considerazioni in merito….