di Pierpaolo Cimirro, Davide Casari, Fabio Ghislandi, Andrea Feraco e Alessandro Giardina

Il Migliore IAD di sempre di Andrea Feraco

Sembra, anzi lo è, uno slogan ripreso da una notissima azienda americana. Ma effettivamente l’Italian Agile Day (o sarebbe meglio dire Days) di quest’anno è stata una gran bella conferenza.

In realtà per me è la terza partecipazione, dopo Urbino 2017 e Brescia 2018, quindi forse il titolo dovrebbe essere “il migliore IAD degli ultimi tre anni” ma voglio assumere che Modena 2019 abbia superato tutte le edizioni precedenti.

Chiedo inoltre scusa perché ho commesso anche un’altra imprecisione: “conferenza” è stata solo quella del sabato, il venerdì si è invece svolta la “un-conference”, un termine che non trova traduzione in italiano, ma possiamo inventarcene una al volo, tipo “non-conferenza”.

Lo IAD di quest’anno è stato quindi caratterizzato da due momenti distinti, la non-conferenza del venerdì e la conferenza del sabato. Si tratta di una formula già sperimentata in precedenti edizioni e che trovo veramente interessante. 

Lo scopo dello IAD è quello di diffondere i valori e i principi dell’agile, che è poi la missione dell’Italian Agile Movement che è il gruppo di volontari che sta dietro l’organizzazione dello IAD. La non-conferenza è dunque un simbolo di come favorire il confronto, lo scambio di idee, la collaborazione, che sono poi i valori alla base dell’agile, qualcuno ricorderà “individui e interazioni…eccetera, eccetera”. Per chi non sa come funziona, invito a cercare su internet le parole “unconference” o “open conference” per farsi un’idea. Quella che si è svolta il venerdì allo IAD è stata una vera opportunità per tutti di proporre argomenti, confrontarsi sulle proprie opinioni e quelle degli altri, dialogare su temi specifici auto-proposti dagli stessi partecipanti.

Un aspetto migliorabile era forse la logistica, in quanto i vari spazi dove si svolgevano i momenti di aggregazione e confronto erano talvolta troppo distanti rendendo poco praticabile la regola dei “due passi” della non-conferenza.

La conferenza del sabato è stata veramente ricca di contenuti con talk e workshop interessanti e ben selezionati dagli organizzatori. Mi è sembrato che, in varie salse, il tema della business agility, l’agilità delle organizzazioni, sia stato il file conduttore. D’altra parte è un po’ la naturale evoluzione dell’agile che avendo raggiunto un buon livello di maturità nei team, si cerca ora di scalarlo sulle organizzazioni nella loro interezza. Il rischio era che focalizzarsi solo su temi di dimensione organizzativa potesse creare uno scollamento di interesse verso le persone più focalizzate alla vita dei team agili. Fortunatamente era possibile seguire anche talk su temi più basici ma comunque essenziali. Personalmente ho seguito un paio di talk brevi (quelli da 10 minuti) sul senso di Kanban e sulla differenza fra iterativo e incrementale che si sono rivelati sempre attuali e pieni di spunti di riflessione.

Forse non mi è piaciuto tantissimo il keynote iniziale (ma è una mia pura opinione personale) non tanto per la speaker, bravissima, o per il tema in sé, un approccio di una vista metodologica a livello organizzativo, quanto perché mi sarei aspettato più un keynote “motivazionale” o “valoriale” rispetto a quello che ho percepito come una presentazione “metodologica”.

Lo IAD di quest’anno ha introdotto infine una bella novità, ossia la track multimediale: la community AgileForItaly, che produce la rivista che state leggendo, e i colleghi di Officina Agile hanno intervistato diversi dei partecipanti alla due giorni dello IAD, interviste che potremo ascoltare sui rispettivi canali podcast, e che ci consentiranno di continuare a rivivere lo IAD nel corso dei prossimi mesi.

Insomma, ho speso bene i miei soldi… sì, l’evento come sempre è gratuito, ma per me che vengo da Cosenza significa sempre sobbarcarsi costi di viaggio e di soggiorno! Anzi, sono in trepidante attesa del prossimo IAD, chissà magari in una città del sud Italia, e sempre nella speranza di poter assistere al migliore IAD di sempre.

IAD: la nostra esperienza di Pierpaolo Cimirro e Davide Casari

Anche quest’anno abbiamo avuto la possibilità di partecipare con entusiasmo all’ Italian Agile Day, un evento importante, in termini di contenuti, e particolare a partire dalla location unica.

L’ università degli Studi di Modena e Reggio Emilia l’ 8 e 9 Novembre 2019 ha accolto più di 700 persone, in un contesto internazionale dove l’elemento centrale erano le persone: venerdì la formula dell’open conference ha permesso ad ognuno dei presenti di proporre il proprio argomento, sabato dedicato ai talk classici: business, tecniche, people, esperience. 

Ottima l’organizzazione per quanto riguarda la parte logistica, sia per la location sia per gli aperitivi e pranzi che si sono rivelati all’altezza di altri ben più blasonati eventi a pagamento. 

L’evento non era a pagamento. Grande IAD!

I talk sono stati vari, non solo per quanto riguarda gli speaker ma anche e soprattutto per gli argomenti trattati. Nell’arco della prima giornata abbiamo riscontrato grandissima enfasi da parte di tutti i partecipanti nel proporre argomenti su cui discutere, partendo da veri e propri talk fino al richiedere semplicemente aiuto su alcuni aspetti lavorativi di non facile applicazione pratica. 

Primo fra tutti vorremo citare Giacomo Cabri, Full Professor presso Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia che tramite la sua discussione ha semplicemente chiesto “aiuto” per portare la metodologia Agile sempre più a conoscenza degli studenti che si affacciano al mondo del lavoro. 

Noi di Agile for Italy abbiamo riscontrato in lui la passione che noi stessi mettiamo nella nostra Community  e crediamo che il lavoro che sta portando avanti con gli studenti per fare in modo che siano consapevoli di quello che sarà il futuro all’interno delle aziende di valore, sia veramente importante. 

Altri coach d’eccellenza come Emiliano Soldi hanno condiviso la loro esperienza parlando di come districarsi all’interno di percorsi dove la gestione del rischio è un fondamentale elemento per il successo.  

Per poi passare alla giornata di sabato dove veramente IAD ha dato il meglio partendo dallo speach di Jutta Eckstein e poi di Pierluigi Pugliese, che interagendo con i partecipanti ha verticalizzato sulle diverse declinazioni del concetto di fiducia.

Inoltre, durante il corso della giornata, molti workshop hanno dato la possibilità ai partecipanti di passare dalla teoria alla pratica sul campo. Bellissimo il workshop tenuto sull’Analisi Transazionale da Andrea Torino Rodriguez, Valentina Pieroni e Marco Perrando. Nella pratica hanno fatto capire come le relazioni umane e lavorative posso portare a comportamenti in cui nella realtà pratica dei fatti non si è in grado di uscirne e quindi di conseguenza sono stati dati dei consigli su come evitarle. 

In generale due aspetti sono emersi in maniera molto forte:

– la comunità dell’education si è accorta del mondo agile e sta cercando sponda per capire come cucire il gap tra Università/Scuola e azienda cercando spunti per arricchire il patrimonio didattico;

– nel corso degli anni si è passati da argomentazioni su tecniche, pratiche e tool ad approfondimenti sul mindset convenendo tutti che la comunicazione e il fattore umano sono elementi discriminanti e abilitanti per l’interiorizzazione dei valori e principi agili.

IAD è in assoluto uno dei più importanti eventi a livello italiano e vede un’altissima partecipazione tra coach, praticanti e neofiti, garantendo ottimo networking e continuo scambio di opinioni.

Ne parliamo con Fabio Ghislandi ed Alessandro Giardina.

Tre anni di Italian Agile Movement

Una lunga premessa: qui trovi il perché

In un freddo pomeriggio del febbraio del 2017 percorrevo in taxi il tragitto tra la sede di un cliente di Roma e l’albergo presso il quale soggiornavo.

Dal novembre precedente l’associazione aveva un presidente ad interim  perché non si riusciva a convergere su chi avrebbe guidato il movimento nei successivi tre anni.

Un argomento su cui puntavo nelle discussioni all’interno dell’associazione, anche durante quel tragitto in un’animata videoconferenza, era questo: rendere l’associazione IAM – Italian Agile Movement  – non solo la figura giuridica del movimento ma farla diventare il perno e il punto di riferimento visibile e riconoscibile dello stesso movimento. Su questo tema non c’era consenso.

Non era un cambiamento da poco: sin dalla sua nascita  nel 2002 il movimento non aveva alcuna struttura ufficiale; solo dal 2014 nasce l’associazione  la cui unica funzione era dare una veste giuridica al movimento.

Io ho sempre creduto, invece, che la funzione dell’associazione dovesse essere ben diversa: con la sua cultura inclusiva, le sue forme rappresentative democratiche, la sua struttura leggera, la forza dei suoi iscritti, l’associazione nel tempo doveva diventare il luogo privilegiato di crescita del movimento.

Ero consapevole dei rischi che questa scelta comportava e che altri consiglieri sottolineavano con passione. 

L’operato di questi anni è sempre stato quindi un equilibrio tra queste due tensioni: da una parte conservare la spinta movimentista, che significa continuare sempre a sperimentare, lasciare che le iniziative crescano e si sviluppino, accogliere tutte le voci e le aspirazioni; dall’altra potenziare l’associazione perché divenisse il contenitore propulsivo in cui le scelte e le iniziative vengono filtrate, setacciate, senza creare un carrozzone lento e burocratizzato.

Il mio timore, già presente all’epoca e che si è rafforzato in questi anni, è che stessero nascendo molte, troppe iniziative che con agile condividevano il nome o poco più.

Non avevo torto: cercate sulla rete “fake agile” per comprendere cosa intendo. Credo che il punto di partenza sia la lettura dell’articolo di Ron Jeffries dal titolo “Developers Should Abandon Agile“ .

A partire da questo timore mi ero chiesto: quale soggetto può rappresentare al meglio le istanze genuine del movimento? qual è la struttura organizzativa più idonea a contrastare le deviazioni? 

La risposta me la sono data e ho lavorato per costruirla.

Certo: tutto è perfettibile, ma oggi abbiamo a disposizione un luogo in cui si possono elaborare iniziative ancorate ai principi e ai valori, con gli anticorpi per riconoscere deviazioni improprie, con gli strumenti necessari per poter continuare a fare scelte libere.

L’esito della videoconferenza in taxi, che vedeva collegato l’intero consiglio dell’associazione, fu che mi venne definitivamente assegnato questo incarico e ringrazio tutti i consiglieri che hanno riposto in me la loro fiducia, accettando di prendere questo rischio insieme.

Cosa abbiamo fatto

Nel corso di questi tre anni molte cose sono state fatte per perseguire gli obiettivi che ci eravamo prefissi.

Una prima azione è stata rifare il sito web  dell’associazione proprio allo scopo di darle visibilità.

In seguito è nato il brand Agile Venture con il duplice scopo di superare il non gradito nome “miniIAD” e di creare un contenitore per tutti gli eventi  diversi dagli Italian Agile Day(s) .

Questo circuito comprende gli eventi locali, cioè eventi generalisti sul tema dell’agilità ma caratterizzati da un’impronta geografica (Vimercate , Milano , Bari , Torino , Napoli, Trento , Prato , Firenze , Bolzano ), e gli eventi tematici (Milan Kotlin Community Conf , DevOps a Vimercate e prossimamente due eventi, uno a Roma e uno a Vimercate sul test).

Come si può osservare gli eventi tematici affrontano verticalmente argomenti strettamente informatici.

Il dibattito, in questi anni, si è infatti sviluppato sul tentativo di riportare ai nostri eventi gli sviluppatori che, nel tempo, avevano perso interesse verso conferenze troppo sbilanciate sulle tematiche legate ai processi o alle dinamiche aziendali.

La punta di diamante di questo percorso è rappresentata dalla nuova conferenza Working Software  il cui obiettivo era proprio restituire centralità alla tecnica, senza la quale nessun processo e nessuna dinamica aziendale può avere effettivamente successo. Obiettivo centrato, a mio avviso.

Il nome della conferenza, fortemente ancorato al “Manifesto per lo sviluppo agile di software” , ha proprio il significato di rimarcare il ferreo convincimento che il movimento agile italiano deve avere come obiettivo primario la diffusione dei principi e delle pratiche agili in ambito tecnico.

Gli eventi, guardandoli nel loro insieme, affrontano un mix adeguato di tematiche generaliste su agile e tematiche con una valenza specificatamente tecnica – nel senso di tecnica informatica.

Un’altra azione è stata contribuire, con gradi diversi di coinvolgimento, agli eventi nati in modo autonomo negli anni passati e che, secondo noi, avevano una qualche rilevanza rispetto ai nostri scopi: Agile Coach Camp , Product Ownership Camp  e Agile for innovation . Altre collaborazioni sono state impostate e si svilupperanno nei prossimi mesi, per esempio la co-organizzazione degli Accessibility days.

Nel 2020 nascerà l’Agile People Camp  con l’obiettivo di mettere al centro dell’attenzione le dinamiche legate alle persone, come suggerito dal primo valore del Manifesto.

Tra gli esperimenti rilevanti di questi anni cito: una conferenza completamente in inglese (Bolzano), l’apertura e lo scambio con enti esterni (università, ordini professionali, istituzioni, etc), le sponsorizzazioni seriali, le media-partnership, nuovi formati di talk, una serie di piccole e grandi innovazioni organizzative all’interno dei singoli eventi.

Intanto, da circa una trentina del 2017, il numero dei soci sfiora oggi i 300.

Mi preme precisare che tutte queste iniziative non sono “mie”. La gran parte è stata innescata e portata a compimento dai volontari dell’associazione, ai quali va il mio primo personale ringraziamento.

Il merito che mi prendo è quello di aver contribuito con approccio da servant leader a creare un clima accogliente rispetto alle nuove iniziative, dando un aiuto concreto a chi si prendeva sulle spalle la loro organizzazione. 

Italian Agile Day(s)

Il focus dell’associazione è sempre rivolto anno dopo anno alla realizzazione del “miglior IAD di sempre”. Credo che con l’evento di Modena questo mantra abbia raggiunto il suo apice, senza nulla togliere a Urbino – con la sfida alla sede meno raggiungibile e più labirintica di sempre – e a Brescia – punto di riferimento ormai abituale per questa conferenza.

Questo evento è cresciuto in termini di riconoscibilità nel panorama italiano: rimane un evento generalista e per molte persone un punto di partenza che apre la mente, infonde entusiasmo e innesca la voglia di approfondire e, soprattutto, di sperimentare nella propria azienda. 

Rimane e rimarrà gratuito per i partecipanti, ve lo garantisco, anche perché è sempre più alto il numero delle aziende che ci chiedono di sponsorizzare: sarà per la visibilità, sarà perché esserci è un piacere. Continuo a credere che la ragione principale sia il genuino desiderio di sostenere un’iniziativa che a quelle aziende ha dato molto, anzi moltissimo.

In questo evento si respira il vero senso di community. Penso all’unconference, alle 170 proposte di talk, penso alla lunga lista di attesa delle persone che non riusciamo ad accogliere…

E penso infine agli speaker che si ostinano a proporre, a sperimentare e a intervenire gratuitamente.

Come ci siamo organizzati

Un cambiamento evidente avvenuto nell’associazione è il numero di volontari che concretamente danno un contributo alla vita associativa.

Abbiamo chiesto un aiuto e l’aiuto è arrivato: puntuale, professionale, appassionato.

I volontari si sentono di appartenere ad un progetto, spinti dall’idea – dall’ideale ? – di contribuire al cambiamento delle aziende e del nostro paese. A loro va il mio secondo personale ringraziamento.

In questi tre anni ci siamo dati una forma organizzativa.

All’interno dell’associazione sono nati tre gruppi permanenti che si occupano di tre tematiche essenziali quando si organizza una conferenza: comunicazione, contenuti e sponsor.

I gruppi sono formati da persone che hanno scoperto e appreso modalità e strumenti operativi per condurre la loro attività, acquisendo peraltro una nuova professionalità.

Dai gruppi si staccano una o due persone che confluiscono nel gruppo operativo che gestisce il singolo evento, in funzione delle necessità contingenti.

Stiamo imparando a far funzionare questa cosa: sperimentiamo, sbagliamo e poi troviamo la strada giusta, quasi giusta.

Questo modello è nato all’interno dell’annuale assemblea che ha trovato casa a Bologna e che si celebra solitamente a gennaio.

Un momento istituzionale (si approva il bilancio, per esempio) che diventa poi un momento di review, retrospettiva e quindi di rilancio della vita associativa. Si chiude una (lunga) iterazione e se ne apre una nuova.

Tracciare un bilancio complessivo di questi tre anni è arduo, serve un po’ di tempo per far decantare le varie vicende ed emozioni. A pelle dico positivo.

Un rammarico

Tra molti elementi di successo, ci sono tanti insuccessi. Per orgoglio e per brevità non li elenco tutti, sarei tedioso e anche la trasparenza ha un limite 🙂

Uno però lo voglio citare perché un po’ mi angustia.

Alcuni eventi sono nati in seno a IAM: li abbiamo lanciati, li abbiamo sostenuti e coccolati, abbiamo faticato per realizzarli. Poi i compagni di viaggio si sono staccati e hanno proseguito da soli quando si sono sentiti sufficientemente forti. 

La scelta è legittima e in qualche modo fisiologica; credo che un riconoscimento del lavoro svolto dall’associazione, però, fosse doveroso.

Ecco, questo è proprio un rammarico.

Scenari futuri

Prevedere il futuro è un esercizio destinato al fallimento: la realtà sarà comunque diversa, ora più lenta, ora più veloce, ma sempre diversa e soprattutto inaspettata.

Noi intanto ci organizziamo per governare il futuro.

Sento l’esigenza di affrontare con coraggio due aspetti che fino ad ora sono rimasti sullo sfondo: il primo riguarda la relazione con il movimento agile internazionale e il secondo la relazione con le comunità locali. Forse si potrebbe estendere il modello attuale creando due nuovi gruppi.

Nel primo caso il compito sarebbe quello di creare relazioni stabili con l’estero. Premesso che non esistono comunità negli altri paesi con le caratteristiche di quella italiana, l’idea è quella di sviluppare una rete, per esempio, di speaker stranieri che possano dare un contributo in termini di contenuti ai nostri eventi e, viceversa, che i nostri speaker – ne abbiamo di bravi – si misurino in eventi esteri.

Nel secondo caso mi riferisco ad un coordinamento con le comunità locali italiane: in molte città esistono gruppi che organizzano meetup (dagli XPUG, ai gruppi verticali su una singola tecnologia) o altre iniziative che incrociano ortogonalmente i temi dell’agilità. Far conoscere le nostre conferenze, offrire servizi, conoscere e amplificare le loro iniziative sarebbe lo scopo di questo gruppo. L’auspicio è che le comunità siano generative di eventi sotto il cappello di IAM.

Parlando di comunità mi riferisco anche alle altre iniziative estremamente interessanti che si ripromettono di diffondere i principi e i valori lean e agile, come questa di Agile for Italy che oggi mi ospita e alla quale abbiamo aperto la porta durante gli eventi recenti.

L’altra grande attività è rendere sempre più snella la preparazione degli eventi: quando il numero di eventi cresce e bisogna farcela contando sullo stesso numero di persone è necessario aumentare l’efficienza e automatizzare quanto è possibile. Abbiamo parecchia strada da fare.

Forse un terzo nuovo gruppo che scriva linee guida per i vari tipi di eventi potrebbe aiutare.

Un’altra importante direzione di lavoro è proprio la vita associativa nella dimensione del confronto interno e dell’elaborazione di nuove iniziative o del rafforzamento di quelle esistenti.  Dobbiamo continuamente farci queste domande: stiamo andando nelle giusta direzione? Cosa possiamo fare per migliorare?

E darci anche delle risposte.

Infine il motore di tutto: i volontari. 

Il numero di persone coinvolte è auspicabilmente destinato a crescere. Persone che abbiano voglia di dedicarsi ad iniziative il cui nobile fine è cambiare il paese in meglio e prima di tutto cambiare sé stessi. Forse è un’utopia, ma intanto le ringrazio personalmente per la terza volta, ancor prima che arrivino.

Fabio Ghislandi – Presidente dell’Italian Agile Movement

5 domande pr il segretario di IAM di Alessandro Giardina

1. Come pensi che stiano cambiando i contenuti di manifestazioni come IAD (sembra che si stia andando maggiormente verso aspetti del mindset) ?

Assolutamente: anno dopo anno le tematiche che emergono dalla community si espandono dal mero sviluppo software, abbracciando tutti gli aspetti del knowledge working: design, management, leadership, marketing, contratti, human resources,… Questo è estremamente positivo, perché rende evidente come i valori e principi del Manifesto Agile siano universali, ma ha come rovescio della medaglia la “disaffezione” degli agilisti della prima ora, gli sviluppatori software, dagli eventi che organizziamo. Per questo abbiamo deciso correggere la rotta, sia dedicando maggiore attenzione ai temi prettamente tecnici, sia dedicando loro una conferenza specifica, Working Software, che nella sua prima edizione ha avuto un buon riscontro: https://www.agilemovement.it/workingsoftware/

Mi auguro che la prossima edizione di Working Software porti tematiche ancora più avanzare e “innovative” della prima edizione.

2. Come sta evolvendo il focus sul concetto di «Fattore Umano» nel mondo Agile Italiano?

Il fattore umano è il faro che dovrebbe guidare tutti quelli che si muovono nel nostro mondo. Nascono continuamente nuove pratiche, framework, scaling framework, tool, che spesso tendono a trascurare il 1° e 3° valore del Manifesto, così come il 4°, 5° e 6° principio. Il motivo, a mio modo di vedere, è che il fattore umano è “intangibile”, difficilmente misurabile e comprimibile in un framework o tool che devono essere venduti spesso a persone o organizzazioni che vogliono “fare” Agile” alla svelta, senza lo sforzo di capire che serve “essere” agili.

Consapevoli di questo problema, qualche mese fa abbiamo deciso di lanciarci in un esperimento per fare qualcosa di concreto: https://agilemovement.it/agilepeoplecamp/

Funzionerà? Chissà, ma di certo ci divertiremo!

3. Come si sta rapportando il mondo dell’Education istituzionale (Scuole e Università) rispetto al mindset Agile?

In modo molto timido, disinteressato, distante. Con le dovute eccezioni.

E’ dal 2011 che l’Italian Agile Day e altre conferenze si tengono in una sede universitaria: Roma, Milano, Reggio Emilia, Ancona, Brescia, Venezia, Trento, Bari, Napoli, Pavia, Urbino, Modena. Le università sono ideali perché possono mettere a disposizione aule molto capienti a prezzi estremamente ridotti, talvolta addirittura gratuitamente. Organizzare eventi nelle università farebbe supporre una grande partecipazione di studenti e docenti dell’Università che ospita l’evento. E invece le statistiche ci dicono che studenti e docenti sono solo l’1-2% delle persone che effettivamente partecipano alle conferenze, pur essendo a casa loro.

E’ però capitato alcune volte che dopo una conferenza i docenti universitari abbiano chiesto ad Italian Agile Movement di tenere delle lezioni o dei workshop agli studenti, cosa che abbiamo fatto molto volentieri, ma sono casi rari rispetto a quanto ci sarebbe piaciuto fare.

Per le scuole superiori è ancora più difficile entrare. Ma grazie all’Alternanza Scuola-Lavoro, il 2019 è stato il 4° anno consecutivo in cui lo IAD è stato animato da un numero via via crescente di volontari (8 nel 2016, 32 nel 2019) provenienti da scuole superiori: studenti e insegnanti sono ben lieti di partecipare a delle iniziative brevi temporalmente, ma molto formative: insegniamo ai ragazzi i principi del Manifesto, facilitiamo la loro auto-organizzazione nel comprendere le necessità di una conferenza e ideare le attività d svolgere; facciamo vivere loro le 2 giornate di IAD come protagonisti, e concludiamo l’esperienza con un retrospettiva. I feedback sono molto positivi, ragazzi e insegnanti valutano sempre queste come l’iniziativa di alternanza Scuola-Lavoro più interessante, formativa e divertente.

In sintesi, ci sono degli episodi interessanti e scambi di successo, ma abbiamo ancora molta strada da fare su questa tematica.

4. Quali aspetti negativi stai cogliendo nella divulgazione dell’Agile in Italia (fuffa? buzzword?) ?

Abbiamo sempre in Italia, come nel resto del mondo, episodi di Dark Agile o Fake Agile, che dir si voglia (ma attenzione a non scadere nella presunzione di avere l’unica verità rivelata, tutti ci macchiamo di episodi di fake agile prima o poi nella nostra carriera professionale).

Ma nel tempo ho maturato una mia idea personale su questo aspetto: è normale, e forse, opportuno. E’ selezione naturale. Organizzazioni che seguono pratiche e percorrono un cambiamento che le porta ad avere successo, con persone e clienti felici: mi interessano, voglio sentire la loro storia e ispirarmi. Organizzazioni che seguono pratiche ma non percorrono alcun cambiamento e rimangono con persone e clienti insoddisfatti? Pazienza, mi auguro che persone e clienti possano scegliere lidi differenti. Non sono particolarmente propenso a spendere energie in crociate anti-fake agile  

5. Agile Marketing e Business Agility: quale futuro?

Un futuro interessante e pieno di opportunità. Come già anticipavo nella risposta alla prima domanda, i valori e principi del Manifesto Agile stanno trovando sempre più applicazioni al di fuori del software, verso tutte le sfumature del knowledge working. Ovunque ci sia un gruppo di persone che collabora su attività creative e non ripetitive, l’agilità si può sperimentare e può avere successo. Marketing, business, ma ci sono anche esempi di Onlus per i propri progetti no-profit, studi legali, studi di produzione di contenuti multimediali,…

Sono storie che è bello sentire. Ho in mente una conferenza da dedicare a questi temi, antitetica a Working Software, potremmo chiamarla “Everything but the software”..